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July 02 Vittoria a BausoJune 27 Au revoir, Messeur MJLo conobbi così, perchè mio papà mi regalò il SEGA Mega Drive Controverso, capace di vendere 109 milioni (!!!) di copie e accumularne 400 di debiti…
Comunque un grande, un segno dei tempi.
Salutaci Jim, Freddie ed Elvis Ciao, io vado"Questa è la storia di 4 persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C'era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno l'avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare."
Aneddoto popolare, adatto alle circostanze.
Grossi interrogativi su amicizie e stimoli, per adesso. June 08 Il mondo di ObamaDal discorso di Obama all’università de Il Cairo, Giugno 2009
Caro PD, cominciamo a pedalare? June 07 Vota Topolanek"I politici, anche quelli che hanno meno pregiudizi, non sono ancora pronti ad ammettere quello che fanno, perchè hanno paura che qualcuno lo metta a confronto con ciò che dicono".
Beppe Severgnini
Elezioni Europee 2009, vota Topalanek
May 26 Vittoria a CurcuraciOttavi:Puccio 6/4 6/1 – ricordo solo un gran caldo… Quarti: Scordo 6/7 6/1 7/5 - Grande Battaglia, goduria immensa recuperare da 4-0 al terzo set e vincere Semifinale: Bellinghieri 6/2 7/6 – Il miglior set e mezzo del torneo (e se non stavo attento avrei perso…) Finale: Famà – forse la peggiore partita, ma la finale è sempre la finale…
E adesso gloria dell’alto della Gazzetta del Sud per tutti i secoli dei secoli May 18 Capitolo VSolo poche righe. Pietrificato. La sento ancora adesso, volteggiare tra i canali, sotto quel ponte. La tromba, il carillon e i le spirali. Ricordo che ero stanco. Confuso, camminavo veloce nella pioggia, la stanchezza mi rendeva poco lucido. Inerzia, un passo dietro l’altro, lungo il canale,sui marciapiedi. La musica scoppiò come un lampo nel cielo. Due piccoli motori la fanno girare su se stessa. Incapace di muovermi, bloccato, incapace di capire il senso prevalente, la vista mi dà bellezza, l’udito mi fa tremare le gambe. Leggero come una piuma, non c’è pace finché la musica non si esaurisce. Solo. Solo io. La canna da pesca, lo zoccolo e gli spiccioli. Ecco perché ad Amsterdam le case sono storte. Si sporgono anche loro per ascoltare la muziekboot.
May 16 Belgiolandia 2009 – Capitolo IVCapitolo IV – Gent & BruxellesSabato 2 Maggio. Il programma del giorno è quello di vedere due città. Domattina ripartiremo per l’Olanda con l’autobus, i quattro giorni di noleggio sono arrivati alla fine e dovremo lasciare Moana e il fiestino all’aeroporto di Charleroi. Destinazioni quindi Anversa e Bruxelles, distanti tra loro poche decine di chilometri. Ci approvvigioniamo al solito di vettovaglie, baguette e chouffe al supermarket e lasciamo LLN intorno alle 11. Moana oggi è più eccitata del solito. In realtà, sebbene Bruxelles sia ovviamente da vedere, nutriamo qualche remora su Anversa. La città dei diamanti infatti, la più moderna e modaiola del Belgio, lascia qualche perplessità poiché il tempo è poco e non vorremmo sacrificare troppo la capitale. Cemmy suggerisce brillantemente una meta alternativa: Gent. Gent è una cittadina piccola oggi, ma fu la seconda città più grande nel medioevo, dopo Parigi. Da qui la sua importanza a livello storico. Cemmy, già stata qui, garantisce la bontà di questo avvicendamento. L’idea ci piace, vediamo cosa ne pensa Moana… Moana calcola il percorso e ci comunica che la deviazione non costituirà un problema. Siamo già nella direzione giusta. E Gent sia. La strada vola e in fretta arriviamo a destinazione. La giornata è grigia, dopo la fortuna dei giorni scorsi, incontriamo finalmente qualche goccia della celebre pioggia di qui. Parcheggiato il Fiestino, ci incamminiamo per le vie del centro di Gent, tra i canali e gli splendidi edifici in stile medievale. Colpisce molto l’architettura, ogni facciata sembra di un’altra era, in una incredibile varietà di stili omogeneamente fusi. E’ veramente sorprendente come gli edifici si siano conservati tanto bene, opportunamente valorizzati anche dalle costruzioni più recenti e dall’arredo urbano. Facciamo pausa ai bordi di un naviglio a consumare il nostro pranzo al sacco e salutiamo i battelli dei turisti.
Non c’è altro da aggiungere, il resto dei ricordi sono conservati nelle nostre ormai mal funzionanti menti. Rimane l’impressione finale di una piacevole mattina, trascorsa passeggiando amabilmente nell’atmosfera delicata di Gent.
Beviamo il caffè e di nuovo in macchina. Destinazione la capitale d’Europa. Dopo circa 50 km la città compare e ci addentriamo attraverso le grandi arterie stradali. Imbocchiamo un tunnel con grande disappunto di Moana. Usciti, la navigatrice blatera un po’, ma poi si tranquillizza e ci guida al parcheggio della stazione centrale, nel cuore della città bassa. Bruxelles è infatti divisa in zona alta e bassa, la prima dal tipico aspetto capitolino e sede delle istituzioni europee, la seconda costituisce il centro storico. E’ sabato e la città perde il carattere burocratico per trasformarsi in luogo di visita da parte di moltissimi turisti. C’è aria da capitale, Bruxelles ricorda Roma in molti sensi. La discesa nella città bassa si arresta al primo mercatino, dove alcuni di noi si soffermano sui prodotti di artigiani di strada. Io e Vera siamo colpiti da alcune sculture ed oggettistica di metallo ricavate principalmente da fil di ferro. Poi, proseguendo tra i vicoli tritacarne e i negozi di souvenir arriviamo alla Grand Place. Un passaggio obbligato sono le splendide gallerie, in stile art nouveau, dove le vetrine mostrano grandi varietà di cioccolato, specialità della casa, e gioielli. Arriviamo al dissacrante putto che fa la pipì sghignazzando, definitivamente lo sport nazionale qui in Belgio. Per non essere da meno, compro una spilletta raffigurante un omino che fa la pipì e la metto sui jeans, precisamente sopra ad un’altra spi Ricordo un infame senso di stanchezza, gli sfarzi dei giorni precedenti iniziano a farsi sentire. Poco male, di lì a poco avremo capovolto questo status. Già perché è arrivato il momento del Delirium. Più volte Cemmy, nei giorni scorsi, ci ha parlato di questo posto, il tempio della birra, dove si può scegliere tra una varietà di oltre 2000 birre, inclusa la nostra amica Birra Messina. Incontreremo anche Delia, compaesana felicemente trapiantata qui in terra vallone. Il delirium si presenta decisamente bene. Il classico pub nordeuropeo, grande ed accogliente, con ambienti divisi. Scendiamo nel salone di sotto e prendiamo posto su degli sgabelli intorno ad una grande botte. Sul soffitto sono appesi vassoi con le effige delle birre di tutto il mondo. Scorgiamo la Peroni e la Messina. E’ be Scegliere cosa prendere è un terno al lotto. Si va a tentoni, scoprendo di volta in volta sapori molto diversi. Spesso si “vincono” birre dolci, nello stile del luogo. Ricordo di aver provato un’ottima birra aromatizzata alla ciliegia, piaciuta anche alle ragazze, ma la migliore di tutti, su consiglio del ragazzo di Delia che qui fa il banconista, rimane l’Authentique bionda. Altra nota, le gradazioni sono decisamente alte, raramente sotto l’8%. Siamo in cinque, cinque birre diverse. Primo giro andato. Benvenuti al delirium. Mumble Mumble. Secondo giro. Ok, il riscaldamento è concluso. Delia ci racconta della sua vita qui a Bruxelles, mostrandosi pienamente soddisfatta di come le stiano andando le cose per ora. Io noto che c’è qualcosa di strano. Le fanciulle sono abbastanza agitate, ogni tanto si voltano verso il bancone incuriosite, poi si voltano scuotendo la testa. All’inizio, sovrappensiero, non capisco. Poi quando vedo che sono tutte rivolte verso Delia mi aggrego al discorso. La nostra compaesana racconta di come abbia conosciuto il suo incantevole ragazzo francese, di come lo abbia conquistato e di come alla fine sia scoppiato l’amore tra loro. E’ un climax di emozioni crescenti: le ragazze, circondate da un’aura di meraviglia, non si trattengono più, inebriate da quel misto di ciliegia, amore e incanto per quel bellissimo principe azzurro. Il tutto si conclude con un sospirone generale ed il commento sommo all’unisono: Minchia che soddisfazioni! Questo loro. E io? “Marco, compra le patatine!!!”- dalla regia. Umpf, sarà il caso che diventi un principe azzurro incantato anch’io.
Terzo giro. Togliamo la felpa va … Quarto giro, ore 7.45. Al quarto giro siamo fuori come i balconi. Partono le foto, gli abbracci, le risate, le teorie e le dichiarazioni: Marco: dichiaro ufficialmente che le birre belghe sono infernali! Cla: We enjoy Bruxelles, We speak like Se’m’nara! Sere: Marco ti voglio bene! Claudia, ti voglio bene più che a Marco! Doh! Accendo la mia sesta sigaretta della vita (tutte per un valido motivo) per celebrare il momento. Una manina però la raggiunge, la prende in prestito con l’inganno e me la fa letteralmente sparire da sotto il naso. E’ Serena. Doppio Doh! Un imprevisto ci ruba i successivi 30 minuti. Ma di questo non voglio parlare. Ci tengo solamente a ricordare che i futilissimi motivi che hanno generato la discordia non avevano alcun senso. Passato, da lì in poi sarà stato grandioso. Lasciamo il delirium in preda all’omonimo stato d’animo e Delia ci conduce ad un concerto poco lontano. Aspetta un attimo però, prima le patatine. Una porzione in quattro, io passo. (Sto scrivendo oggi, 13 maggio; sono tornato da una settimana. Ancora non sono riuscito a sentirne l’odore …) Gli ”Horses” sono un gruppo sperimentale. Si presentano vestiti da cavalli e cominciano a farneticare con chitarre, beat elettronici e synth. Ricordano un po’ lo stile dei Battles, penso. Belli, in quello stato, molto belli. Ci opponiamo a quei componimenti metafisici per circa mezzora, poi le ragazze devono necessariamente coprire il vaso di pandora che hanno scoperchiato mangiando quelle patatine. E’ stata sprigionata una forza gravitazionale immensa, che attrae dentro di loro le solite cibarie del giovane degli anni zero: la c.d. mitraglietta (una sorta di ustionante kebab), hamburger e le inevitabili patatine. Lasciamo il concerto. Accompagno le ragazze da un paninaro, loro organizzano il menu e, in men che non si dica, sono già spalmate sulle sedie a consumare i loro tesori. Io osservo divertito e penso che voglio un sacco di bene a queste fanciulle funky chic. Ho disegnato persino un cuore blu per Cla, sul suo viso, guancia sinistra, vicino agli orecchini a righe viola, dopo averle fatto compagnia nel prendere ordinazione dal simpatico turco. Alle 11:21 pm, come da annotazione sul fedele Moleskine, la nostra affezionatissima comunica alla platea: - Devo fare la cacca, ancora. Si è fatto tardi, sono un po’ preoccupato per il parcheggio, non essendo certo dell’orario di chiusura. Camminiamo verso la stazione ed incontro uno di quegli orinatoi di strada. Provo questa esperienza. Devo dire non male. Veloce e indolore. Ci tocca prendere la metro e fare qualche fermata. Non ci sono i tornelli, niente biglietto, siamo italiani. C’è l’aria del ritorno. Lasciamo indietro la notte di Bruxelles con un po’ di nostalgia. Ha cominciato a piovere e sembra già così lontana. Al parcheggio, una enorme freccia gialla chiude la parentesi delirio. Vedete per dove dovete andare - sembra dirci. Cemmy cerca di spiegarsi, gesticolando con lei, ma niente. La freccia ha detto basta.
Prima di tornare a LLN, accompagniamo Vera a Charleroi. Povera, ha l’aereo alle 6.30 del mattino e non ci sono modi per arrivare da Louvain. Il giro Bruxelles – Charleroi – Louvain è di circa 150 km. Con coraggio mi metto al volante e porto tutti a destinazione. Lasciare Vera all’aeroporto intorno alle 2 di notte è stato atroce. Ma non c’erano alternative, l’indomani mattina sarei tornato lì per consegnare la macchina e non era pensabile farcela per le 5. Con la partenza di Vera si è chiusa la prima parte del nostro viaggio, come a voltare pagina ed iniziare un’altra storia. Conservo nel cuore un gran bel ricordo delle sue dolci scelleratezze. Una nota di merito anche per Franco (il suo boyfriend ndr), in costante collegamento via telefono dall’Italia, che è stato parte della nostra avventura. Complimenti per il coraggio Frank! Arriviamo a Louvain intorno alle tre e la cricca di amici è ancora lì al Kot Erasmus. Dalla regia suggeriscono, “una zuzza a 6000, come gli assassini…prego”, rimembrando le gesta dell’uomo che sussurrava alle galline, il tormentone scellerato di questo aprile 2009. Qualche minuto e crollo. C’è l’altra stanza libera, stanotte dormo su un letto. E’ tardi, domani ci aspetta una giornata di viaggio. Prima di dormire guardo fuori dalla finestra e penso a quest’altra incredibile giornata. Mi sono addormentato ascoltando qualche canzone, così in ordine sparso. May 14 Belgiolandia 2009 – Capitolo IIICapitolo III – Rotterdam“inseguendo il Bianconiglio ho perso il portafoglio e mi son perso anch’io e lo sa solo Dio dove sono finito”
Pranzo del primo maggio in autogrill, insieme agli olandesi in modalità scampagnata pure loro. Risultati alterni. C’è un gran traffico e impieghiamo più del previsto ad arrivare. Effettivamente l’indicazione di Giancarlo si rivela fondata e solo grazie alla fidata Moana prendiamo agevolmente le vie del centro. A dire il vero qualche incertezza la buona Moana la dimostra, perché, quando lavori recenti cambiano il tracciato di alcuni incroci, sembra volersi suicidare. Comincia a blaterare “esegui inversione a U, consentita”. Spazientita. Moana Moana … Standby per un po’. Parcheggiamo in centro, stavolta niente chiesa, bensì una piazza circondata da grattacieli. Subito colpisce l’architettura degli edifici, insolitamente uno diverso dall’altro, ed ognuno speciale. Dopo l’abitudine di vedere stili molto uniformi, sia in Belgio che qui in Olanda, scopriamo una città eclettica, giovane e proiettata nel futuro. In questo senso lascio parlare le foto. Cominciamo il nostro itinerario un po’ a caso, finché non scorgiamo una biblioteca dove otteniamo da una gentilissima impiegata la cartina turistica della città. Ci suggerisce di seguire il percorso pedonale turistico, circa 3 ore attraverso i quartieri del centro. Il seguito è un susseguirsi spettacolare di emozioni. Rotterdam si fa scoprire un passo dopo l’altro svelando di sé sempre nuove bellezze, molto diverse tra loro. Coniuga il moderno con la tradizione, grazie anche al suo essere città di frontiera, e manifesta tutta la sua ricchezza, non solo attraverso l’architettura, ma anche grazie alla moltitudine di persone provenienti da tutto il mondo, che qui risiedono. Pare infatti che sia la città col minor tasso di nativi olandesi degli interi Paesi Bassi. Voliamo tra i cubi, i canali, la skyline del lungofiume, il ponte di metallo, l’area di ricovero delle barche, seguendo attentamente il percorso. C’è uno splendido sole e l’aria è fresca. Cresce la voglia di restare e finiamo per chiedere informazioni in un ostello molto carino, che però non ha disponibilità. Dopo circa 2 ore di cammino, decidiamo di fare una pausa per bere qualcosa, ristorarci ed usare il bagno. Ricevuti gli opportuni aggiornamenti sullo stato (dis)organizzativo degli stomaci, argomento di interesse generale, è arrivato il momento del relax in una delle numerose aree verdi di questi Paesi Bassi. Il “momento parco” segna le nostre giornate con regolarità ed è veramente un piacere spendere qualche ora sdraiati sull’erba, dopo una bella camminata. Siamo ora nella Chinatown di Rotterdam. Al parco, facciamo conoscenza con una certa Citral, olandese proveniente dalla galassia dei fusi. C’è un po’ di gente, tra cui spicca infinito un uomo dal gradevole aspetto, sulla trentina, barba incolta e capelli lunghi raccolti in parte sopra il capo. Quest’uomo mi avrà presto insegnato qualcosa di più sull’universo femminile. Già perché il momento è di grande interesse. L’individuo è in compagnia di un bambino sorridente: si lanciano la palletta, il bambino la prende, giocano, si rotolano nell’erba. Le ragazze apprezzano. Le ragazze ri-apprezzano. Le ragazze apprezzano così tanto da farsi beccare e lui, splendente di luce propria, ricambia il sorriso con dolcezza. Le ragazze non si tengono più. All’improvviso si sente ”ho detto basta!”, … … … … Stupore. E’ italiano! – Io gli rubo il figlio! - Inveisce la nostra affezionatissima. La celebrazione termina soltanto decine di minuti dopo. Nei miei pensieri mi convinco che alla fine non sia poi così difficile piacere alle donne, ma questa cosa mi manda un po’ in paranoia. Devo ammettere di aver provato una strisciante invidia, sbaragliato completamente ed incapace di comprendere perché non sia concesso al sottoscritto non dico il regno dei cieli, ma nemmeno un po’ di vana gloria. Sarà il caso che mi munisca di figlio anch’io. Passata la sbornia, è il momento delle patatine. La routine è importante, ragazzi. Viviamo un curioso siparietto con un cuoco, che, ignorandoci reiteratamente, induce noi giovani confusi a levare le tende e ripiegare su qualcos’altro. Le ragazze si danno al vegetariano, io alla monnezza. Si sovrappone poi l’esigenza bagno e, dovete sapere, risolvere la cosa non è stato semplice. Alcune toilette hanno un citofono al quale suonare per farsi aprire. Su suggerimento di una donna lì presente, la quale deve averci preso per celenterati, capiamo che basta dire: “per favore, toilette donna”. Però in olandese. Facile. Tuttavia, governati dalle forze oscure della scelleratezza, non riusciamo ad instaurare un dialogo con la voce dall’altra parte del citofono. La scelleratezza tocca la sua massima intensità quando la buona Vera, esasperata, decide di suonare il citofono, proprio durante la conversazione con la “direzione” del bagno: dr-dr-dr-driiiiiiinnnnn !!!! Sordità imminente per la povera impiegata all’altro capo del filo. Clic. Cerchiamo un altro bagno. Le fanciulle si avvalgono finalmente di una toilette di un pub, io le aspetto fuori. Forse ancora turbate dal “magnifico” di prima, mi confesseranno di aver fantasticato su di me. Che cosa, non si sa. Mi liquidano con un “non te lo diremo mai”, nonostante le mie minacce di ricatto. Il sole comincia a tramontare quando siamo di nuovo al punto di partenza. La città si accende. Le luci compaiono delicatamente, mentre il cielo si fa più rosa. Gli edifici sembrano vivi, ci sediamo su una panchina per goderci il momento. Di fronte a noi, sulla facciata del palazzo del Casino, compaiono delle vene di luci sulla facciata e una grande immagine di un bacio si illumina in trasparenza sulla parte superiore dell’edificio. Restiamo a guardarlo sgomenti, stanchi e colmi di serenità. Penso che sia frutto di puro talento l’idea di collocare un’immagine così romantica e struggente a dominare questa piazza così grande. In mezzo ai grattacieli, tra le luci della città, spicca questo gesto che annienta tutto il resto. L’estro e la poesia di Rotterdam ci accompagnano a malincuore alla macchina. Scendendo nel parcheggio sotterraneo, con la coda dell’occhio continuo a guardare fuori, incapace di lasciare dietro quello splendido momento. Resta il tempo per godersi la skyline dal lungo fiume, scattiamo qualche foto col cuore pieno di felicità per aver passato una giornata davvero indimenticabile. Il rientro è tranquillo, a mezzanotte Billy Joel riempie l’aria con “In the middle of the night”. Siamo senza cd e “Radio Nostalgie” viene eletta stazione preferita, proseguendo con All along the watchtower (Jimy Hendrix) ed Hotel California (evergreen degli Eagles). La strada procede sotto di noi. Mi sento benissimo. Arriviamo a Louvain intorno a mezzanotte, incontriamo Giancarlo. – Hai visto il mega raccordo? – mi chiede. – Megagalattico, Giancarlo, megagalattico. Sono andato a dormire pensando a quel bacio.
In the middle of the night May 13 Belgiolanda 2009 - Capitolo IICapitolo II – Liegi, Maastricht e La CasaSvegliaaaaa! Uhm … 5 minuti … ancora 5 minuti … va bene, ci alziamo. Il miracolo della vita ha luogo anche oggi. Al mal di schiena ci pensiamo nell’aldilà, direbbe Dente. Stamattina però i materassi di gommapiuma sdraiati sul pavimento ci riportano aldiquà. Ma lascia stare, siamo giovani e forti! Ci prepariamo in tempi ragionevoli, sbrighiamo qualche questione logistica e poi si parte alla volta di Liegi. Al parcheggio troviamo una sgradita sorpresa: una multa! 10 euro di sanzione per aver parcheggiato in zona disco orario, nonostante avessimo il bel permessino rilasciato dal campus. Che degrado. Saltiamo su e partiamo. E’ qui che incominciamo la nostra vacanza on the road. Moana impartisce direttive con voce fiera e ci guida nel groviglio vallone. E’ tutta pianura, la rete stradale è molto sviluppata e si può arrivare allo stesso posto passando da strade diverse. “Fra 500 metri alla rotonda prendi la teeeeerza uscita” Ad ogni rotonda ci finiamo per chiedere se sarà la terza uscita anche stavolta. All’inizio ho difficoltà a stare attento alle strade, ai belgi e a Moana contemporaneamente; le cose miglioreranno in fretta. Piccolo inciso: si dice “belga” al singolare, “belgi” al plurale maschile, “belghe”al femminile. La strada scorre sotto di noi tra boschi, campi e dolci collinette che ogni tanto interrompono la pianura. Si vedono i paesini a distanza, dall’autostrada. - E’ tutto così fottutamente verde - dice Cemmy, citando Funeral Party. Moana ha la buona abitudine di portarci al centro del paese. Ma proprio centro centro, di solito sotto la cattedrale (rigorosamente gotica) principale. Lasciamo la macchina nel parcheggio a pagamento, non esistono parcheggi liberi da nessuna parte. I belgi disincentivano l’uso dell’auto anche così. Liegi è una cittadina molto gradevole. Iniziamo la nostra passeggiata tra le viuzze del centro, tra bei negozi e una vitalità rigogliosa della gente. Arriviamo alla piazza principale, saliamo i gradoni e scattiamo qualche foto. Proseguiamo verso il fiume e lo superiamo. Il cielo è azzurro e l’aria fresca. Si sta veramente bene. Mi colpisce una scritta su un palazzo di fronte: ”fuck precarity!”. Che sia precarietà esistenziale o lavorativa, mi associo. Mangiamo una baguette alla piazzetta della chiesa. La mia aveva dentro brie, rucola e una indefinita salsa dolce che avrà finito per sdegnarmi. La questione del cibo e l’epopea degli stomaci disorganizzati sarà motivo di dibattito continuo, specialmente da parte di Vera e Cemmy, le quali, ad intervalli periodici, ci illustrano i risultati ottenuti in sede di evacuazione.
Effettivamente Mascrit (Sere dixit - vedi scelleratezze) è proprio un gioiellino. La conosciamo tutti per il famoso trattato con cui i governi europei si impegnano a mantenere in ordine i conti pubblici, affinché la moneta unica possa circolare. In ogni caso, la città è davvero bella. Molto curata e ordinata, è percorsa da diverse stradine che confluiscono in una grande piazza principale. Sul nostro percorso incontriamo tanti artisti di strada, tutti bravissimi. Vengo colpito da un “one man band” che racconta una barzelletta in inglese sugli italiani … tra clarinetti, tastierine e trombette. Nella piazza sentiamo un gran frastuono di tamburi, li raggiungiamo. Un gruppo di circa 20 ragazzi combina un esuberante fracasso con percussioni di ogni tipo, raccogliendo pertanto numerosi interessati.
E’ arrivato il momento della pausa – prato. Dopo un rapido passaggio sul fiume in un posto che si chiama Mississippi, conosciamo una simpatica olandese che ci invita al parco con lei. C’è un palco e la musica trash house raccoglie centinaia di persone. Beviamo una birra e ci sdraiamo sull’erba fresca, insieme agli altri ragazzi, lungo il canale. Che bello, siamo tutti pervasi da un senso di pace e tranquillità. Seguono risate in quantità, tra scelleratezze e le inevitabili patatine fritte. La sera pare non scendere mai ed è ancora giorno quando torniamo a Legoland (guardandoci bene dal fermarci in alcun autogrill), intorno alle 9. Ci aspetta la serata al “sert”. E’ l’ultima sera, poi i cercles chiuderanno. La comunità di Louvain è chiamata a presenziare l’evento in massa. E così sia. Dopo la solita introduzione a base dello gnomo a pecora, consumata in quantità alla festa di compleanno di una giovane fanciulla amica della nostra affezionatissima, ci facciamo coraggio e varchiamo la soglia de “La Casa”, il cercle più grande di Louvain. All’inizio abbiamo un po’ paura perché il nostro abbigliamento è del tutto inadeguato. Cla e Sere tamponano con le dottor Martens ai piedi, Vera, con 2 buste di plastica legate ai polpacci, protegge le sue nuove Converse violetto. Io niente. In ogni caso, per tutti, i jeans che avranno varcato la soglia della Casa, verranno ignorati per il resto del viaggio. Dentro è il putiferio. Siamo investiti da una cappa di aria sudata già dalle scale. Il luogo è ricavato in un grande scantinato, ci sono circa 2/300 persone, le pareti sono liquide per la condensa e gli altri liquidi organici di cui al capitolo I. Sulla sinistra si apre il bancone per le birre (2 euro ciascuna), sulla destra un percorso meno affollato diventa il nostro campo base. L’esercito del sert si distrugge in pista ballando la house di queste parti, equivalente alla nostra di quando si andava al liceo. Addirittura credo di ricordare un colpo di “What is love, baby don’t hurt me, don’t hurt me, no more…” Ovunque vedi ragazzi spintonarsi tra la folle folla con 4/5 bicchieri di birra in mano. Partono pieni dal bancone, arrivano a destinazione mezzi vuoti, riversandosi per terra lungo il tragitto in quel liquame fangoso sparso per tutta la sala. Resistiamo un’oretta. All’uscita vediamo i primi caduti, capovolti nella loro cena o appoggiati a qualche muretto. Le confraternite di studenti, che sono poi le artefici di tutto lo sterminio, si distinguono per l’abbigliamento. Mantello e Berretto sono i segni distintivi, il numero di spillette sul cappello ricorda le gesta del proprietario. Tutta questa nobiltà mette addosso una gran fame.
Cemmy resta lì a godersi la serata, io, Fabio e Giancarlo intavoliamo un interessante dibattito artistico sul cinema di Bruno Liegi - Bastogne – Liegi e finiamo inesorabilmente dal paninaro della sera prima. Stavolta durum, ovvero un panino arrotolato imburrato intartato accartocciato insalsato (con la mitica salsa samurai). Ricordo di essermi addormentato pieno come un uovo, sulle note del Bianconiglio. May 11 Diario di un viaggio in BelgiolandiaNon le sembra un controsenso scrivere un verbale? Dente
Capitolo I – Louvain La NeuveIl volo Ryanair per Charleroi parte a metà mattina. Sono arrivato a Roma ieri, ho trascorso il pomeriggio guardando le ultime cose, prendendo le ultime informazioni. Ci sono gli ultimi dubbi da sciogliere e uno stato di leggera preoccupazione ci avvolge, in vista dell’impegno.
Imbarco, si parte. “Papapaaaaaaaa! Il 95% dei voli Ryanair arriva in orario!” si bea il nostro vettore all’atterraggio, sparandoci un avviso a tutto volume! La Ryanair è una pubblicità volante. Anche questo pilota ha ricevuto l’applauso al momento dell’atterraggio. E’ una cosa assurda che si ripete migliaia di volte al giorno sui voli provenienti dall’Italia. Sui voli interni raramente si sentono i connazionali applaudire. Ma all’estero no! All’estero si applaude sempre, come per dire “ecco, gli italiani (e il loro carico di idiozia) sono arrivati!”. Più viaggio, più radico una profonda convinzione: all’estero sono più furbi di noi perché ci fanno credere di essere noi i più furbi. Non a caso, appena arriviamo ci sentiamo la musica di Al Bano alla radio. Benvenuti. Dopo un quarto d’ora abbiamo già la macchina. Nonostante numerose difficoltà, riusciamo a prendere alla TC Location, una ford Fiesta 1.3 diesel nera, con tanto di navigatrice satellitare. Cifra? 330 fiorini, che divisa per 5 (persone) e 4 (giorni) fa circa 16 fiorini e rotti al giorno. Affrontata adeguatamente la questione, ci siamo persuasi a noleggiare il Fiestino, nonostante il costo. E si sarà rivelata una grande mossa, in vista dei numerosi luoghi che avremmo di lì a poco visitato e che sarebbero costati una fortuna, avvalendosi in alternativa dei mezzi pubblici. Senza contare la meraviglia di alzarsi quando ci pare, senza essere vincolati da nessun orario e la tanto gradita (non solo alle femminucce) possibilità di utilizzare la macchina come punto logistico per le vettovaglie varie. Mi sento come Hannibal Smith, adoro i piani ben riusciti. E’ l’una circa, Vera arriva intorno alle 4. Abbiamo 3 ore e partiamo in perlustrazione. Inseriamo nel navigatore il paese più vicino, La Luvriere. E via. Questo primo impatto con la Vallonia è ampiamente positivo: c’è un verde stupendo, la strada attraversa la pianura e i paesi sono ordinati come si immagina. Arriviamo in centro e decidiamo di brindare con la prima birretta. Finiamo inconsapevolmente in un posto abbastanza insolito: il Palace de la Bier. Difficile da rendere a parole. Per chi è delle mie parti posso paragonare questo bar alla fusione tra il circolo ARCI, il Tabacchi Duilio, il Bar Igea ed il mitico Bar Italia di san Giovanni. Alcuni motociclisti, un fumatore di sigari, un odore acre ed un tizio che blatera qualcosa in fiammingo mentre faccio la pipì sono le immagini che ricordo.
Partiamo alla volta di Louvain La Neuve. Svoltata l’ultima curva, vediamo una persona curiosamente arancione saltellare come una scellerata. E’Cemmy che ci aspetta al parcheggio. Baci e abbracci ed una certa soddisfazione nel dirle “Eccoci qui, promessa mantenuta”. Louvain la Neuve è una Città – Campus. Nasce negli anni 70 con i primi insediamenti Valloni, a seguito della migrazione di questi dalla vecchia, tuttora esistente, Louvain (i fiamminghi sono gente abbastanza agitata, vedi la storia recente del Belgio per approfondimenti). Popolata in stragrande maggioranza da studenti, offre tutti i servizi necessari e una qualità della vita molto apprezzata dal giovane degli anni zero. Divertimento e relazioni sono impossibili da evitare, perché tutta la cittadina respira quest’aria di gioventù. Ma sa conciliare anche la produttività di un’ottima università, dal momento che, quando è il momento di studiare, le attività alcol-ricreative cessano per tutti. Ho fatto mia la definizione di Giancarlo (un simpatico pesarese amico di Cemmy che ricorderò per le sue acute e ciniche analisi della realtà): Louvain la Neuve è Legoland. Non solo per la conformazione architettonica, i palazzi tutti uguali di mattoncini chiari, ma anche per questo senso di giocosa devastazione che pervade il visitatore dopo qualche giorno di permanenza. Vi ricordate che bello distruggere i Lego? Come non sia esploso tutto, non si sa. So solo che non ho mai visto tanta birra tutta insieme. Dedichiamo il resto del pomeriggio ad organizzarci. Cemmy ci ha trovato alloggio all’interno del Kot Erasmus, ovvero una struttura preposta all’accoglienza dei neo arrivati studenti, in attesa che questi trovino una sistemazione. Abbiamo un letto a castello e due materassi. Poco male, ci arrangiamo. Mi tocca comprare un sacco a pelo, non ho lenzuola. Scelta compatta, amica e sincera. Mai partire senza … Il Kot Erasmus è sede di molte attività organizzate dagli studenti, in particolare feste ed escursioni. Ha un salone ed una cucina comune, perennemente infestati da ogni genere di sterminio,a giudicare dai relitti umani che russano sui divani al nostro arrivo. A tratti ci si sente in una discarica, ma i lati negativi (la monnezza ovunque e la mancanza di igiene) sono ampiamente compensati dal clima di accoglienza che troviamo. I ragazzi ci fanno sentire come a casa nostra. O meglio, quella è la casa di tutti … E quindi anche la nostra. Di fronte c’è un bellissimo campo da basket, sede di incursioni notturne con la palla a spicchi. Succede che la notte, tutti storti, ci si lanci in meravigliosi “uno contro uno” segnando dalla media, su un piede solo, con una mano sola, ed irridendo con una certa goduria il “tanto non segni” che mi arriva dalla regia… solo retina!
La serata prevede cenetta in compagnia. Le ragazze arrangiano pasta ai frutti di mare surgelati. Buona. Conosciamo tutta la combriccola degli amici di Cemmy, molto socievoli ed ospitali. La birra è già in circolo da ore, mi viene attribuito il ruolo di “stappatore ufficiale con l’accendino” dell’intero Kot Erasmus mentre Sere manda in delirio i pugliesi intenti a devastarsi peggio di noi: <<quello non è “l’apritore”, è l’usciere!>> alludendo ad uno di loro che si dilettava ad aprire e chiudere la porta a tutti da 20 minuti … Ecco come nascono i soprannomi che ti restano a vita. Da notare che tutte le persone con cui comunichi si presentano con gentilezza: ti stringono la mano i ragazzi, ti danno un bacio le ragazze. Questa cordialità finisce per creare un ambiente fantastico, in cui ci si sente veramente accolti. Per un attimo mi sento al Borgo di Milazzo, perché passo da un gruppetto all’altro, come se fossimo tutti amici da settimane. Alla frutta. Siamo finiti per brindare con le linguine ai frutti di mare invece che con le bottiglie… La deriva alcolica è abituale da queste parti, come del resto l’usanza di fare la pipì ovunque. Cemmy narra della leggenda dei Cercles, questi clubhouse dove i ragazzi si bevono l’anima a ritmo di musica abbastanza trash, la birra vola, si fa la pipì sui muri, il tutto in un microclima subtropicale che condensa il sudore sulle pareti. Ti servono stivali e jeans da guerra per entrarci, perché si crea per terra un misto di pipì, birra ed altre cose a cui non voglio pensare. Ho notato scarpe e jeans abbandonati fuori dalle stanze.. Sono talmente sporchi che i ragazzi li lasciano proprio fuori dalla porta. “E’ l’esercito del sert” - penso io citando Vasco Brondi… Ma è un’usanza radicata: chi mette piede a Louven la Neuve, ci deve andare. La serata finisce con un super panino pieno di qualsiasi cosa, un concertino di spagnoli chitarra e pentole (Qualcuno dice “Cavolo, c’è Roberto Pino pure qui!”) più la conoscenza del buon Fabio e di una sua amica olandese. Ricordo di essermi addormentato sorridendo. May 09 10 anniSono passati 10 anni, una vita
ce la racconteremo
adesso l’apparecchio ce l’hai tu è stato difficile baciarti per la prima volta con lui ma è stato un gran primo bacio
al secondo c’erano già i fuochi artificiali
on air: dave matthews band May 07 Cominciando dalla fineSono andato via in punta di piedi Un abbraccio e un bacio silenzioso Poi di nuovo occhi chiusi, come la porta dietro di me
Gioia, Lacrime ed io, soltanto io, col mio maledetto silenzio.
Di nuovo divisi, giusto così. E’ stato bello, ve lo racconterò a modo mio.
Indicazioni stradali per Rotterdam, Paesi Bassi 2.341 km – circa 23 ore 25 min April 27 It’s Complicateddi Pietromaria Costamagna * Tratto da Subway – I-Juke Box letterari Sara Valente aggiungi, Marco Donati aggiungi, Federica Benemonti aggiungi, Teresa Franzoli.. Teresa Franzoli ce ne sono due, entrambe senza foto e nemmeno un amico in comune. Massì aggiungiamole tutte e due.Vediamo le friend request. Accetta Sara, accetta Valeria, accetta Fabio, accetta Benedetta? Non ci vediamo dai tempi delle medie, non è che me la ricordo sto gran pezzo di ragazza, e poi nella foto del profilo non si capisce se è rimasta fedele alle origini o se.. vabbè accettiamola, butto un occhio alle foto poi al massimo la cancello. Accetto Marco, Laura, accetto Riccardo? Ecco parliamo un attimo di Riccardo, un altro compagno delle elementari. Da quando è esplosa questa cosa degli ex-compagni è venuto fuori di tutto. Io non mi ritengo un purista di Facebook, per carità, anche se sono stato uno fra i primi ad averlo ed è per questo che utilizzo ancora la maggior parte dei nomi delle funzioni e dei tasti in inglese, ma ci manca poco che diventi amico pure del bidello. Non ho mai sopportato Riccardo, l’ho sempre ritenuto un babbo e anche adesso non sembra smentirsi, guarda che faccia da coglione! Però ho già accettato gli altri ex della classe Luigi, Erica, Marco, Luca, se non lo accetto poi ci rimane male. Lo so che non ha senso preoccuparsene visto che non ci parlo da sempre, ma lui mi ha mandato una richiesta d’amicizia, come faccio a ignorarlo? Come si fa a ignorare una richiesta d’amicizia? Come si fa a dire di no ad uno che ti chiede “vuoi essere mio amico?”. Voglio dire, da piccoli un rifiuto del genere sarebbe stato comprensibile, perché i bambini, si sa, sanno essere molto crudeli. Ma adesso perdio siamo adulti, o no? Accetta.
Racconto Finalista…incrociamo le dita per il grande Pietromaria
Sto partendo per il Belgio scelerato con 4 ragazze e una macchina a noleggio. operazione Zuzzatour III cominciata. April 14 Pasquetta 2009
un grandissimo pomeriggio giovani, cominciato così…
e finito in un malditestaformatofamiglia :)
PS: voglio le scarpe del gran fuso protagonista April 08 ?Le notizie giungono così, di terza mano. E la verità è che qui l’errore è solo e soltanto mio. Quale forza governa il tutto. Dove lei è, io non devo essere. Quante volte dovrò ancora dirmelo. Non pensare troppo, la vita va così. Sono solo cicatrici. E cose da ubriachi delle 2 di notte. April 07 I misteriosi disegni del cielo 3Anche il muro ricorda gli eventi di questi giorni. Sto dormendo, suona la sveglia, la tv lasciata accesa la sera prima non suona, nè canta. Parla. Le voci sono serie, gravi, cupe. Realizzo quello che sta succedendo solo quando ho la forza di aprire gli occhi. E’ vero, è la distruzione, ma non sappiamo bene ancora niente. Penso a Fabio, gli telefono: niente. Mando un messaggio a suo fratello. Risponde: sta bene. Sollievo e sgomento. Leggo che qualcuno aveva previsto tutto. Certo, anche prevedendo, cosa si può fare? La realtà della circostanza è complessa. Ma alla gente la possibilità di capire è dovuta. Ora non lo posso leggere più, il ricercatore è stato rimosso dalla cronaca. Che non se ne parli, mi raccomando. Così la realtà sarà più chiara: è stata una tragedia, nulla si poteva fare.
Allora è tempo di non pensare a niente e scavare. E’ tempo di ricominciare.
Solidarietà.
Foto tratte da corriere.it April 04 Grazie Taddeuro!Adesso nel mondo c’è un quadro con la mia faccia dentro! Grazie a Taddeuro per il dipinto, mi sento un barone siculo-prussiano. |
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