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    July 02

    Vittoria a Bauso

    Ok, quest’anno grandi autocelebrazioni…

    Di nuovo La Gazzetta del Sud nei secoli dei secoli.

    Mi sa che per quest’anno me ne vado in pensione…

    30-06-2009_marco motta

    Errata Corrige: non ho vinto al terzo con Fucile… ma con Gervasi, 6-3 6-3

    June 27

    Au revoir, Messeur MJ

    Lo conobbi così, perchè mio papà mi regalò il SEGA Mega Drive

     

    Controverso, capace di vendere 109 milioni (!!!) di copie e accumularne 400 di debiti…

     

    Comunque un grande, un segno dei tempi.

     

    Salutaci Jim, Freddie ed Elvis

    Ciao, io vado

    "Questa è la storia di 4 persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno.

    C'era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece.

    Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno l'avrebbe fatto.

    Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare."

     

     

    Aneddoto popolare, adatto alle circostanze.

     

     

    Grossi interrogativi su amicizie e stimoli, per adesso.

    June 08

    Il mondo di Obama

    Dal discorso di Obama all’università de Il Cairo, Giugno 2009


    "Come è scritto nel Sacro Corano: "Sii consapevole di Dio e di sempre la verità". Questo è ciò che cercherò di fare, dire la verità... Io sono cristiano, ma mio padre appartiene a una famiglia del Kenya che ha avuto generazioni di musulmani...
    La libertà in America è indivisibile dalla libertà di praticare la propria religione... In ogni Stato dell'Unione è presente una moschea, in tutto più di 1200... Il Sacro Corano insegna che chiunque uccida un innocente, è come se uccidesse tutta l'umanità; e chiunque salvi una persona è come se avesse salvato tutta l'umanità... L'Islam non è parte del problema nella lotta contro l'estremismo violento, è una parte importante per promuovere la pace. Noi sappiamo che l'esercito da solo non risolverà i problemi in Afghanistan e in Pakistan. Per cui investiremo 1,5 miliardi di dollari all'anno per i prossimi cinque anni per costruire scuole e ospedali, strade e economia... Ho spiegato chiaramente al popolo iracheno che non manterremo basi e non reclameremo diritti sul territorio o sulle risorse... Io ho ordinato il rientro delle nostre bigate di combattimento entro il prossimo agosto... e di tutte le truppe entro il 2012. Nel mondo il popolo ebreo è stato perseguitato per secoli, e l'anti Semitismo è culminato in Europa con un Olocausto senza precedenti. Io visiterò Buchenwald... Sei milioni di ebrei sono stati uccisi, più dell'intera popolazione di Israele. Negare questi fatti è senza basi, ignorante e odioso...
    D'altra parte è anche innegabile che palestinesi, musulmani e cristiani hanno sofferto... Molti sono nei campi per rifugiati del West Bank, Gaza... Non c'è alcun dubbio che la situazione per il popolo palestinese è intollerabile. L'America non ignorerà le legittime aspirazioni dei palestinesi per .... un loro Stato.
    Io comprendo coloro che protestano sul fatto che alcune nazioni sono armate, mentre altre non lo sono. Nessuna nazione dovrebbe decidere chi può o meno avere ordigni nucleari. Questo è il motivo per cui fotermente riaffermo l'impegno dell'America per un mondo in cui nessuno possegga armi nucleari. E ogni nazione - incluso l'Iran - dovrebbe avere i diritto di accedere al nucleare per fini pacifici se accetta le responsabilità previste dal Trattato di Non Proliferazione...
    Il popolo del mondo può vivere insieme in pace. Noi sappiamo che questa è la visione di Dio. Ora, questo deve essere il nostro lavoro, qui sulla Terra".

     

     

    Caro PD, cominciamo a pedalare?

    June 07

    Vota Topolanek

    "I politici, anche quelli che hanno meno pregiudizi, non sono ancora pronti ad ammettere quello che fanno, perchè hanno paura che qualcuno lo metta a confronto con ciò che dicono".
     
    Beppe Severgnini
     
     
    Elezioni Europee 2009, vota Topalanek
     
    May 26

    Vittoria a Curcuraci

    Ottavi:Puccio 6/4 6/1 – ricordo solo un gran caldo…

    Quarti: Scordo 6/7 6/1 7/5 - Grande Battaglia, goduria immensa recuperare da 4-0 al terzo set e vincere

    Semifinale: Bellinghieri 6/2 7/6 – Il miglior set e mezzo del torneo (e se non stavo attento avrei perso…)

    Finale: Famà – forse la peggiore partita, ma la finale è sempre la finale…

     

    E adesso gloria dell’alto della Gazzetta del Sud per tutti i secoli dei secoli

    gazzetta del sud

    May 25

    Eccola

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Già. I misteri del tennis.

    Meno male che non siete venuti.

    E tu? 2 + 2 = 5

    May 18

    Capitolo V

    Solo poche righe.

    Pietrificato. La sento ancora adesso, volteggiare tra i canali, sotto quel ponte. La tromba, il carillon e i le spirali. Ricordo che ero stanco. Confuso, camminavo veloce nella pioggia, la stanchezza mi rendeva poco lucido. Inerzia, un passo dietro l’altro, lungo il canale,sui marciapiedi. La musica scoppiò come un lampo nel cielo. Due piccoli motori la fanno girare su se stessa. Incapace di muovermi, bloccato, incapace di capire il senso prevalente, la vista mi dà bellezza, l’udito mi fa tremare le gambe. Leggero come una piuma, non c’è pace finché la musica non si esaurisce. Solo. Solo io. La canna da pesca, lo zoccolo e gli spiccioli.

    Ecco perché ad Amsterdam le case sono storte. Si sporgono anche loro per ascoltare la muziekboot.

     

     
    May 16

    Belgiolandia 2009 – Capitolo IV

    Capitolo IV – Gent & Bruxelles

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    Sabato 2 Maggio. Il programma del giorno è quello di vedere due città. Domattina ripartiremo per l’Olanda con l’autobus, i quattro giorni di noleggio sono arrivati alla fine e dovremo lasciare Moana e il fiestino all’aeroporto di Charleroi. Destinazioni quindi Anversa e Bruxelles, distanti tra loro poche decine di chilometri. Ci approvvigioniamo al solito di vettovaglie, baguette e chouffe al supermarket e lasciamo LLN intorno alle 11. Moana oggi è più eccitata del solito.

    In realtà, sebbene Bruxelles sia ovviamente da vedere, nutriamo qualche remora su Anversa. La città dei diamanti infatti, la più moderna e modaiola del Belgio, lascia qualche perplessità poiché il tempo è poco e non vorremmo sacrificare troppo la capitale. Cemmy suggerisce brillantemente una meta alternativa: Gent.

    Gent è una cittadina piccola oggi, ma fu la seconda città più grande nel medioevo, dopo Parigi. Da qui la sua importanza a livello storico. Cemmy, già stata qui, garantisce la bontà di questo avvicendamento. L’idea ci piace, vediamo cosa ne pensa Moana…

    Moana calcola il percorso e ci comunica che la deviazione non costituirà un problema. Siamo già nella direzione giusta. E Gent sia.image

    La strada vola e in fretta arriviamo a destinazione. La giornata è grigia, dopo la fortuna dei giorni scorsi, incontriamo finalmente qualche goccia della celebre pioggia di qui. Parcheggiato il Fiestino, ci incamminiamo per le vie del centro di Gent, tra i canali e gli splendidi edifici in stile medievale. Colpisce molto l’architettura, ogni facciata sembra di un’altra era, in una incredibile varietà di stili omogeneamente fusi. E’ veramente sorprendente come gli edifici si siano conservati tanto bene, opportunamente valorizzati anche dalle costruzioni più recenti e dall’arredo urbano. Facciamo pausa ai bordi di un naviglio a consumare il nostro pranzo al sacco e salutiamo i battelli dei turisti.

    image Il centro è dominato dalle 3 cattedrali gotiche, entriamo in una delle 3 e ci soffermiamo qualche minuto nel silenzio della chiesa. C’è una bellissima vetrata. Qualche foto, un’offerta e proseguiamo all’esterno fino al castello e poi di nuovo lungo i canali. Tutto è preservato nello stile della città, con qualche forzatura, come il Mc Donald all’interno di un stabile di almeno 400 anni fa. Si sa, è la mondializzazione, fenomeno per il quale i cuori di ogni città si stiano omologando, calpestati dai marchi delle multinazionali. Questa cosa mi infastidisce come i boxer che indosso, assolutamente scellerati.

    Non c’è altro da aggiungere, il resto dei ricordi sono conservati nelle nostre ormai mal funzionanti menti. Rimane l’impressione finale di una piacevole mattina, trascorsa passeggiando amabilmente nell’atmosfera delicata di Gent.

     

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    Beviamo il caffè e di nuovo in macchina. Destinazione la capitale d’Europa. Dopo circa 50 km la città compare e ci addentriamo attraverso le grandi arterie stradali. Imbocchiamo un tunnel con grande disappunto di Moana. Usciti, la navigatrice blatera un po’, ma poi si tranquillizza e ci guida al parcheggio della stazione centrale, nel cuore della città bassa. Bruxelles è infatti divisa in zona alta e bassa, la prima dal tipico aspetto capitolino e sede delle istituzioni europee, la seconda costituisce il centro storico. E’ sabato e la città perde il carattere burocratico per trasformarsi in luogo di visita da parte di moltissimi turisti. C’è aria da capitale, Bruxelles ricorda Roma in molti sensi.image  

    La discesa nella città bassa si arresta al primo mercatino, dove alcuni di noi si soffermano sui prodotti di artigiani di strada. Io e Vera siamo colpiti da alcune sculture ed oggettistica di metallo ricavate principalmente da fil di ferro. Poi, proseguendo tra i vicoli tritacarne e i negozi di souvenir arriviamo alla Grand Place. Un passaggio obbligato sono le splendide gallerie, in stile art nouveau, dove le vetrine mostrano grandi varietà di cioccolato, specialità della casa, e gioielli. Arriviamo al dissacrante putto che fa la pipì sghignazzando, definitivamente lo sport nazionale qui in Belgio. Per non essere da meno, compro una spilletta raffigurante un omino che fa la pipì e la metto sui jeans, precisamente sopra ad un’altra spiimagelletta, quella di Heidi.

    Ricordo un infame senso di stanchezza, gli sfarzi dei giorni precedenti iniziano a farsi sentire. Poco male, di lì a poco avremo capovolto questo status. Già perché è arrivato il momento del Delirium. Più volte Cemmy, nei giorni scorsi, ci ha parlato di questo posto, il tempio della birra, dove si può scegliere tra una varietà di oltre 2000 birre, inclusa la nostra amica Birra Messina. Incontreremo anche Delia, compaesana felicemente trapiantata qui in terra vallone.

    Il delirium si presenta decisamente bene. Il classico pub nordeuropeo, grande ed accogliente, con ambienti divisi. Scendiamo nel salone di sotto e prendiamo posto su degli sgabelli intorno ad una grande botte. Sul soffitto sono appesi vassoi con le effige delle birre di tutto il mondo. Scorgiamo la Peroni e la Messina. E’ beimagello vedere questi marchi, soprattutto perché sono quelli storici e non i più moderni.

    Scegliere cosa prendere è un terno al lotto. Si va a tentoni, scoprendo di volta in volta sapori molto diversi. Spesso si “vincono” birre dolci, nello stile del luogo. Ricordo di aver provato un’ottima birra aromatizzata alla ciliegia, piaciuta anche alle ragazze, ma la migliore di tutti, su consiglio del ragazzo di Delia che qui fa il banconista, rimane l’Authentique bionda. Altra nota, le gradazioni sono decisamente alte, raramente sotto l’8%.

    Siamo in cinque, cinque birre diverse. Primo giro andato. Benvenuti al delirium.

    Mumble Mumble.

    Secondo giro. Ok, il riscaldamento è concluso.

    Delia ci racconta della sua vita qui a Bruxelles, mostrandosi pienamente soddisfatta di come le stiano andando le cose per ora. Io noto che c’è qualcosa di strano. Le fanciulle sono abbastanza agitate, ogni tanto si voltano verso il bancone incuriosite, poi si voltano scuotendo la testa. All’inizio, sovrappensiero, non capisco. Poi quando vedo che sono tutte rivolte verso Delia mi aggrego al discorso. La nostra compaesana racconta di come abbia conosciuto il suo incantevole ragazzo francese, di come lo abbia conquistato e di come alla fine sia scoppiato l’amore tra loro. E’ un climax di emozioni crescenti: le ragazze, circondate da un’aura di meraviglia, non si trattengono più, inebriate da quel misto di ciliegia, amore e incanto per quel bellissimo principe azzurro. Il tutto si conclude con un sospirone generale ed il commento sommo all’unisono: Minchia che soddisfazioni! Questo loro. E io? “Marco, compra le patatine!!!”- dalla regia. Umpf, sarà il caso che diventi un principe azzurro incantato anch’io.

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    Terzo giro. Togliamo la felpa va …

    Quarto giro, ore 7.45.

    Al quarto giro siamo fuori come i balconi. Partono le foto, gli abbracci, le risate, le teorie e le dichiarazioni:

    Marco: dichiaro ufficialmente che le birre belghe sono infernali!

    Cla: We enjoy Bruxelles, We speak like Se’m’nara!

    Sere: Marco ti voglio bene! Claudia, ti voglio bene più che a Marco!

    Doh!

    Accendo la mia sesta sigaretta della vita (tutte per un valido motivo) per celebrare il momento. Una manina però la raggiunge, la prende in prestito con l’inganno e me la fa letteralmente sparire da sotto il naso. E’ Serena. Doppio Doh!

    Un imprevisto ci ruba i successivi 30 minuti. Ma di questo non voglio parlare. Ci tengo solamente a ricordare che i futilissimi motivi che hanno generato la discordia non avevano alcun senso. Passato, da lì in poi sarà stato grandioso.

    Lasciamo il delirium in preda all’omonimo stato d’animo e Delia ci conduce ad un concerto poco lontano. Aspetta un attimo però, prima le patatine. Una porzione in quattro, io passo. (Sto scrivendo oggi, 13 maggio; sono tornato da una settimana. Ancora non sono riuscito a sentirne l’odore …)imageimage

    Gli ”Horses” sono un gruppo sperimentale. Si presentano vestiti da cavalli e cominciano a farneticare con chitarre, beat elettronici e synth. Ricordano un po’ lo stile dei Battles, penso. Belli, in quello stato, molto belli. Ci opponiamo a quei componimenti metafisici per circa mezzora, poi le ragazze devono necessariamente coprire il vaso di pandora che hanno scoperchiato mangiando quelle patatine. E’ stata sprigionata una forza gravitazionale immensa, che attrae dentro di loro le solite cibarie del giovane degli anni zero: la c.d. mitraglietta (una sorta di ustionante kebab), hamburger e le inevitabili patatine. Lasciamo il concerto. Accompagno le ragazze da un paninaro, loro organizzano il menu e, in men che non si dica, sono già spalmate sulle sedie a consumare i loro tesori. Io osservo divertito e penso che voglio un sacco di bene a queste fanciulle funky chic. Ho disegnato persino un cuore blu per Cla, sul suo viso, guancia sinistra, vicino agli orecchini a righe viola, dopo averle fatto compagnia nel prendere ordinazione dal simpatico turco. Alle 11:21 pm, come da annotazione sul fedele Moleskine, la nostra affezionatissima comunica alla platea: - Devo fare la cacca, ancora.

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    Si è fatto tardi, sono un po’ preoccupato per il parcheggio, non essendo certo dell’orario di chiusura. Camminiamo verso la stazione ed incontro uno di quegli orinatoi di strada. Provo questa esperienza. Devo dire non male. Veloce e indolore. Ci tocca prendere la metro e fare qualche fermata. Non ci sono i tornelli, niente biglietto, siamo italiani.

    C’è l’aria del ritorno. Lasciamo indietro la notte di Bruxelles con un po’ di nostalgia. Ha cominciato a piovere e sembra già così lontana.

    Al parcheggio, una enorme freccia gialla chiude la parentesi delirio. Vedete per dove dovete andare - sembra dirci. Cemmy cerca di spiegarsi, gesticolando con lei, ma niente. La freccia ha detto basta.

    Per strada

    In macchina si parla poco. Solo Moana, lei si, parla. E meno male. Raggiungiamo la tangenziale con non poche difficoltà. E’ sabato sera e ho un po’ di ansia, i controlli qui non scherzano. Va tutto bene.

    Prima di tornare a LLN, accompagniamo Vera a Charleroi. Povera, ha l’aereo alle 6.30 del mattino e non ci sono modi per arrivare da Louvain. Il giro Bruxelles – Charleroi – Louvain è di circa 150 km. Con coraggio mi metto al volante e porto tutti a destinazione. Lasciare Vera all’aeroporto intorno alle 2 di notte è stato atroce. Ma non c’erano alternative, l’indomani mattina sarei tornato lì per consegnare la macchina e non era pensabile farcela per le 5. Con la partenza di Vera si è chiusa la prima parte del nostro viaggio, come a voltare pagina ed iniziare un’altra storia. Conservo nel cuore un gran bel ricordo delle sue dolci scelleratezze. Una nota di merito anche per Franco (il suo boyfriend ndr), in costante collegamento via telefono dall’Italia, che è stato parte della nostra avventura. Complimenti per il coraggio Frank!

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    Arriviamo a Louvain intorno alle tre e la cricca di amici è ancora lì al Kot Erasmus. Dalla regia suggeriscono, “una zuzza a 6000, come gli assassini…prego”, rimembrando le gesta dell’uomo che sussurrava alle galline, il tormentone scellerato di questo aprile 2009.

    Qualche minuto e crollo. C’è l’altra stanza libera, stanotte dormo su un letto. E’ tardi, domani ci aspetta una giornata di viaggio. Prima di dormire guardo fuori dalla finestra e penso a quest’altra incredibile giornata. Mi sono addormentato ascoltando qualche canzone, così in ordine sparso.

    May 14

    Belgiolandia 2009 – Capitolo III

    Capitolo III – Rotterdam

    “inseguendo il Bianconiglio ho perso il portafoglio

    e mi son perso anch’io e lo sa solo Dio

    dove sono finito”

    clip_image003Oggi sono finito a Rotterdam, ovvero a 2.341 km – circa 23 ore e 25 minuti da casa, come suggerisce Gugolmaps. In realtà la distanza da Louvain è di soli 175 km, una passeggiata. E’ il primo maggio e nei giorni scorsi si è insinuata la voglia di visitare questa città di cui si dice un gran bene. L’acuto Giancarlo, in una delle sue analisi, ha acceso la mia curiosità sul celeberrimo mega raccordo anulare di Rotterdam. Pare che in quel luogo dei Paesi Bassi, strade larghe come fiumi circondino il porto più grande del mondo, con sopraelevate a 7 corsie, tra ponti mobili sospesi su terre rubate al mare, gallerie illuminate a giorno ed ogni genere di orgasmo edile dell’uomo del XXI secolo. A proposito del porto, pensate, movimenta da solo più container di tutti i nostri porti messi assieme, come ho letto sul libro “La deriva” di Rizzo e Stella.

    Pranzo del primo maggio in autogrill, insieme agli olandesi in modalità scampagnata pure loro. Risultati alterni. C’è un gran traffico e impieghiamo più del previsto ad arrivare. Effettivamente l’indicazione di Giancarlo si rivela fondata e solo grazie alla fidata Moana prendiamo agevolmente le vie del centro. A dire il vero qualche incertezza la buona Moana la dimostra, perché, quando lavori recenti cambiano il tracciato di alcuni incroci, sembra volersi suicidare. Comincia a blaterare “esegui inversione a U, consentita”. Spazientita. Moana Moana … Standby per un po’.

    Parcheggiamo in centro, stavolta niente chiesa, bensì una piazza circondata da grattacieli. Subito colpisce l’architettura degli edifici, insolitamente uno diverso dall’altro, ed ognuno speciale. Dopo l’abitudine di vedere stili molto uniformi, sia in Belgio che qui in Olanda, scopriamo una città eclettica, giovane e proiettata nel futuro. In questo senso lascio parlare le foto.

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    Cominciamo il nostro itinerario un po’ a caso, finché non scorgiamo una biblioteca dove otteniamo da una gentilissima impiegata la cartina turistica della città. Ci suggerisce di seguire il percorso pedonale turistico, circa 3 ore attraverso i quartieri del centro.

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    Il seguito è un susseguirsi spettacolare di emozioni. Rotterdam si fa scoprire un passo dopo l’altro svelando di sé sempre nuove bellezze, molto diverse tra loro. Coniuga il moderno con la tradizione, grazie anche al suo essere città di frontiera, e manifesta tutta la sua ricchezza, non solo attraverso l’architettura, ma anche grazie alla moltitudine di persone provenienti da tutto il mondo, che qui risiedono. Pare infatti che sia la città col minor tasso di nativi olandesi degli interi Paesi Bassi. Voliamo tra i cubi, i canali, la skyline del lungofiume, il ponte di metallo, l’area di ricovero delle barche, seguendo attentamente il percorso. C’è uno splendido sole e l’aria è fresca. Cresce la voglia di restare e finiamo per chiedere informazioni in un ostello molto carino, che però non ha disponibilità. Dopo circa 2 ore di cammino, decidiamo di fare una pausa per bere qualcosa, ristorarci ed usare il bagno. Ricevuti gli opportuni aggiornamenti sullo stato (dis)organizzativo degli stomaci, argomento di interesse generale, è arrivato il momento del relax in una delle numerose aree verdi di questi Paesi Bassi. Il “momento parco” segna le nostre giornate con regolarità ed è veramente un piacere spendere qualche ora sdraiati sull’erba, dopo una bella camminata. Siamo ora nella Chinatown di Rotterdam.

    Al parco, facciamo conoscenza con una certa Citral, olandese proveniente dalla galassia dei fusi. C’è un po’ di gente, tra cui spicca infinito un uomo dal gradevole aspetto, sulla trentina, barba incolta e capelli lunghi raccolti in parte sopra il capo. Quest’uomo mi avrà presto insegnato qualcosa di più sull’universo femminile. Già perché il momento è di grande interesse. L’individuo è in compagnia di un bambino sorridente: si lanciano la palletta, il bambino la prende, giocano, si rotolano nell’erba. Le ragazze apprezzano. Le ragazze ri-apprezzano. Le ragazze apprezzano così tanto da farsi beccare e lui, splendente di luce propria, ricambia il sorriso con dolcezza. Le ragazze non si tengono più.

    All’improvviso si sente ”ho detto basta!”, … … … … Stupore. E’ italiano!

    Io gli rubo il figlio! - Inveisce la nostra affezionatissima.

    La celebrazione termina soltanto decine di minuti dopo. Nei miei pensieri mi convinco che alla fine non sia poi così difficile piacere alle donne, ma questa cosa mi manda un po’ in paranoia. Devo ammettere di aver provato una strisciante invidia, sbaragliato completamente ed incapace di comprendere perché non sia concesso al sottoscritto non dico il regno dei cieli, ma nemmeno un po’ di vana gloria. Sarà il caso che mi munisca di figlio anch’io.

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    Passata la sbornia, è il momento delle patatine. La routine è importante, ragazzi. Viviamo un curioso siparietto con un cuoco, che, ignorandoci reiteratamente, induce noi giovani confusi a levare le tende e ripiegare su qualcos’altro. Le ragazze si danno al vegetariano, io alla monnezza. Si sovrappone poi l’esigenza bagno e, dovete sapere, risolvere la cosa non è stato semplice. Alcune toilette hanno un citofono al quale suonare per farsi aprire. Su suggerimento di una donna lì presente, la quale deve averci preso per celenterati, capiamo che basta dire: “per favore, toilette donna”. Però in olandese. Facile. Tuttavia, governati dalle forze oscure della scelleratezza, non riusciamo ad instaurare un dialogo con la voce dall’altra parte del citofono. La scelleratezza tocca la sua massima intensità quando la buona Vera, esasperata, decide di suonare il citofono, proprio durante la conversazione con la “direzione” del bagno: dr-dr-dr-driiiiiiinnnnn !!!! Sordità imminente per la povera impiegata all’altro capo del filo.

    Clic.

    Cerchiamo un altro bagno.

    Le fanciulle si avvalgono finalmente di una toilette di un pub, io le aspetto fuori. Forse ancora turbate dal “magnifico” di prima, mi confesseranno di aver fantasticato su di me. Che cosa, non si sa. Mi liquidano con un “non te lo diremo mai”, nonostante le mie minacce di ricatto.

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    Il sole comincia a tramontare quando siamo di nuovo al punto di partenza. La città si accende. Le luci compaiono delicatamente, mentre il cielo si fa più rosa. Gli edifici sembrano vivi, ci sediamo su una panchina per goderci il momento. Di fronte a noi, sulla facciata del palazzo del Casino, compaiono delle vene di luci sulla facciata e una grande immagine di un bacio si illumina in trasparenza sulla parte superiore dell’edificio. Restiamo a guardarlo sgomenti, stanchi e colmi di serenità. Penso che sia frutto di puro talento l’idea di collocare un’immagine così romantica e struggente a dominare questa piazza così grande. In mezzo ai grattacieli, tra le luci della città, spicca questo gesto che annienta tutto il resto.

    L’estro e la poesia di Rotterdam ci accompagnano a malincuore alla macchina. Scendendo nel parcheggio sotterraneo, con la coda dell’occhio continuo a guardare fuori, incapace di lasciare dietro quello splendido momento. Resta il tempo per godersi la skyline dal lungo fiume, scattiamo qualche foto col cuore pieno di felicità per aver passato una giornata davvero indimenticabile.

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    Il rientro è tranquillo, a mezzanotte Billy Joel riempie l’aria con “In the middle of the night”. Siamo senza cd e “Radio Nostalgie” viene eletta stazione preferita, proseguendo con All along the watchtower (Jimy Hendrix) ed Hotel California (evergreen degli Eagles). La strada procede sotto di noi. Mi sento benissimo.

    Arriviamo a Louvain intorno a mezzanotte, incontriamo Giancarlo.

    Hai visto il mega raccordo? – mi chiede.

    Megagalattico, Giancarlo, megagalattico.

    Sono andato a dormire pensando a quel bacio.

     

     

    In the middle of the night

    I go walking in my sleep

    Through the desert of truth

    To the river so deep

    We all end in the ocean

    We all start in the streams

    We're all carried along

    By the river of dreams

    In the middle of the night

    May 13

    Belgiolanda 2009 - Capitolo II

    Capitolo II – Liegi, Maastricht e La Casa

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    Svegliaaaaa! Uhm … 5 minuti … ancora 5 minuti … va bene, ci alziamo. Il miracolo della vita ha luogo anche oggi. Al mal di schiena ci pensiamo nell’aldilà, direbbe Dente. Stamattina però i materassi di gommapiuma sdraiati sul pavimento ci riportano aldiquà. Ma lascia stare, siamo giovani e forti! Ci prepariamo in tempi ragionevoli, sbrighiamo qualche questione logistica e poi si parte alla volta di Liegi.

    Al parcheggio troviamo una sgradita sorpresa: una multa! 10 euro di sanzione per aver parcheggiato in zona disco orario, nonostante avessimo il bel permessino rilasciato dal campus. Che degrado.

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    Saltiamo su e partiamo. E’ qui che incominciamo la nostra vacanza on the road. Moana impartisce direttive con voce fiera e ci guida nel groviglio vallone. E’ tutta pianura, la rete stradale è molto sviluppata e si può arrivare allo stesso posto passando da strade diverse. “Fra 500 metri alla rotonda prendi la teeeeerza uscita” Ad ogni rotonda ci finiamo per chiedere se sarà la terza uscita anche stavolta. All’inizio ho difficoltà a stare attento alle strade, ai belgi e a Moana contemporaneamente; le cose miglioreranno in fretta. Piccolo inciso: si dice “belga” al singolare, “belgi” al plurale maschile, “belghe”al femminile.

    La strada scorre sotto di noi tra boschi, campi e dolci collinette che ogni tanto interrompono la pianura. Si vedono i paesini a distanza, dall’autostrada. - E’ tutto così fottutamente verde - dice Cemmy, citando Funeral Party.

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    Moana ha la buona abitudine di portarci al centro del paese. Ma proprio centro centro, di solito sotto la cattedrale (rigorosamente gotica) principale. Lasciamo la macchina nel parcheggio a pagamento, non esistono parcheggi liberi da nessuna parte. I belgi disincentivano l’uso dell’auto anche così.

    Liegi è una cittadina molto gradevole. Iniziamo la nostra passeggiata tra le viuzze del centro, tra bei negozi e una vitalità rigogliosa della gente. Arriviamo alla piazza principale, saliamo i gradoni e scattiamo qualche foto. Proseguiamo verso il fiume e lo superiamo. Il cielo è azzurro e l’aria fresca. Si sta veramente bene. Mi colpisce una scritta su un palazzo di fronte: ”fuck precarity!”. Che sia precarietà esistenziale o lavorativa, mi associo.

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    Mangiamo una baguette alla piazzetta della chiesa. La mia aveva dentro brie, rucola e una indefinita salsa dolce che avrà finito per sdegnarmi. La questione del cibo e l’epopea degli stomaci disorganizzati sarà motivo di dibattito continuo, specialmente da parte di Vera e Cemmy, le quali, ad intervalli periodici, ci illustrano i risultati ottenuti in sede di evacuazione.

    clip_image022Finita la visita, saltiamo sul fiestino alla volta di Maastricht, distante una trentina di Km. E’ il 30 di aprile e tutta l’Olanda è in festa per la Regina. Imbocchiamo la E25, l’autostrada segue il fiume per diversi chilometri, finché il cartello “Nederland” ci dà il benvenuto nei Paesi Bassi. Mi aspetto un gran traffico, invece arriviamo belli tranquilli vicino alla solita chiesa principale. Pensiamo di fare giusto un giretto, paghiamo il costoso parcheggio fino (ricordo benissimo) alle 17.20. Ci dicono di non preoccuparci delle multe perché difficilmente oggi i controllori saranno in giro. Saremo tornati alle 19.30. Niente multa stavolta, gli olandesi, si sa, sono molto tolleranti.

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    Effettivamente Mascrit (Sere dixit - vedi scelleratezze) è proprio un gioiellino. La conosciamo tutti per il famoso trattato con cui i governi europei si impegnano a mantenere in ordine i conti pubblici, affinché la moneta unica possa circolare. In ogni caso, la città è davvero bella. Molto curata e ordinata, è percorsa da diverse stradine che confluiscono in una grande piazza principale. Sul nostro percorso incontriamo tanti artisti di strada, tutti bravissimi. Vengo colpito da un “one man band” che racconta una barzelletta in inglese sugli italiani … tra clarinetti, tastierine e trombette. Nella piazza sentiamo un gran frastuono di tamburi, li raggiungiamo. Un gruppo di circa 20 ragazzi combina un esuberante fracasso con percussioni di ogni tipo, raccogliendo pertanto numerosi interessati.

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    clip_image032clip_image035La gente è variopinta. Moltissimi sono vestiti d’arancione e portano in volto i colori della bandiera nazionale. Mi colpiscono i visi delle bambine, ornati da trucchi e decorazioni. Incontriamo niente popò di meno che “le tre belle signore del Bianconiglio”, scappate ad Oratio, il nostro cantautore annoiato. Entriamo in una grandissima chiesa sconsacrata, trasformata in una sfavillante libreria, dove le ragazze amano perdersi tra gli scaffali. Mi soffermo su un libro, The Packaging and Design Templates Sourcebook, che spiega come ricavare da semplici fogli di carta volantini, pacchetti e brochure in modo creativo.

    clip_image041Proseguiamo tra le vie e ci soffermiamo davanti ad un laboratorio artigianale di un italiano, dove si producono scarpe di eccellente fattura e di relativo altissimo prezzo. Bello vedere un aspetto della nostra genialità italiana, dopo tanta vergogna che si prova andando all’estero. Noi italiani sappiamo essere virtuosi e sappiamo spargere per il mondo piccoli bagliori di bellezza. Peccato non bastino a redimere le nostre scelleratezze. clip_image043

    E’ arrivato il momento della pausa – prato. Dopo un rapido passaggio sul fiume in un posto che si chiama Mississippi, conosciamo una simpatica olandese che ci invita al parco con lei. C’è un palco e la musica trash house raccoglie centinaia di persone. Beviamo una birra e ci sdraiamo sull’erba fresca, insieme agli altri ragazzi, lungo il canale. Che bello, siamo tutti pervasi da un senso di pace e tranquillità. Seguono risate in quantità, tra scelleratezze e le inevitabili patatine fritte.

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    La sera pare non scendere mai ed è ancora giorno quando torniamo a Legoland (guardandoci bene dal fermarci in alcun autogrill), intorno alle 9. Ci aspetta la serata al “sert”. E’ l’ultima sera, poi i cercles chiuderanno. La comunità di Louvain è chiamata a presenziare l’evento in massa. E così sia. Dopo la solita introduzione a base dello gnomo a pecora, consumata in quantità alla festa di compleanno di una giovane fanciulla amica della nostra affezionatissima, ci facciamo coraggio e varchiamo la soglia de “La Casa”, il cercle più grande di Louvain. All’inizio abbiamo un po’ paura perché il nostro abbigliamento è del tutto inadeguato. Cla e Sere tamponano con le dottor Martens ai piedi, Vera, con 2 buste di plastica legate ai polpacci, protegge le sue nuove Converse violetto. Io niente. In ogni caso, per tutti, i jeans che avranno varcato la soglia della Casa, verranno ignorati per il resto del viaggio. clip_image046

    Dentro è il putiferio. Siamo investiti da una cappa di aria sudata già dalle scale. Il luogo è ricavato in un grande scantinato, ci sono circa 2/300 persone, le pareti sono liquide per la condensa e gli altri liquidi organici di cui al capitolo I. Sulla sinistra si apre il bancone per le birre (2 euro ciascuna), sulla destra un percorso meno affollato diventa il nostro campo base. L’esercito del sert si distrugge in pista ballando la house di queste parti, equivalente alla nostra di quando si andava al liceo. Addirittura credo di ricordare un colpo di “What is love, baby don’t hurt me, don’t hurt me, no more…” Ovunque vedi ragazzi spintonarsi tra la folle folla con 4/5 bicchieri di birra in mano. Partono pieni dal bancone, arrivano a destinazione mezzi vuoti, riversandosi per terra lungo il tragitto in quel liquame fangoso sparso per tutta la sala. Resistiamo un’oretta. All’uscita vediamo i primi caduti, capovolti nella loro cena o appoggiati a qualche muretto. Le confraternite di studenti, che sono poi le artefici di tutto lo sterminio, si distinguono per l’abbigliamento. Mantello e Berretto sono i segni distintivi, il numero di spillette sul cappello ricorda le gesta del proprietario. Tutta questa nobiltà mette addosso una gran fame.

    clip_image049Vera dilania le sue due buste dimenando le gambe, così spargendo tutto quello schifo nel raggio di 3 metri. Le converse? Abitabili al 70 %. Io, cautamente alla larga dalla battaglia, constato l’abitabilità delle mie scarpe e mi assesto sul 50%. Un po’ di straccetto e saranno come nuove. I jeans invece meritano il fuoco.

    Cemmy resta lì a godersi la serata, io, Fabio e Giancarlo intavoliamo un interessante dibattito artistico sul cinema di Bruno Liegi - Bastogne – Liegi e finiamo inesorabilmente dal paninaro della sera prima. Stavolta durum, ovvero un panino arrotolato imburrato intartato accartocciato insalsato (con la mitica salsa samurai).

    Ricordo di essermi addormentato pieno come un uovo, sulle note del Bianconiglio.

    May 11

    Diario di un viaggio in Belgiolandia

    Non le sembra un controsenso scrivere un verbale?

    Dente

     

    Immagine mappa
     
    Capitolo I – Louvain La Neuve

    Il volo Ryanair per Charleroi parte a metà mattina. Sono arrivato a Roma ieri, ho trascorso il pomeriggio guardando le ultime cose, prendendo le ultime informazioni. Ci sono gli ultimi dubbi da sciogliere e uno stato di leggera preoccupazione ci avvolge, in vista dell’impegno.

    Ci svegliamo presto e con la metro raggiungiamo Anagnina, dove l’atteso autobus ci preleva per lasciarci a Ciampino. Il clima è già più eccitato e decidiamo di istituire il Libro delle Sceleratezze, cosa che si rivelerà alquanto divertente, soprattutto col senno di poi. Superiamo i controlli di sicurezza e aspettiamo insieme al resto del groviglio umano che popola i voli Ryanair. Per intenderci, simpatiche vecchine sedute per terra nel mezzo della hall di Ciampino, a piedi scalzi …

    Imbarco, si parte.

    Papapaaaaaaaa! Il 95% dei voli Ryanair arriva in orario!” si bea il nostro vettore all’atterraggio, sparandoci un avviso a tutto volume! La Ryanair è una pubblicità volante. Anche questo pilota ha ricevuto l’applauso al momento dell’atterraggio. E’ una cosa assurda che si ripete migliaia di volte al giorno sui voli provenienti dall’Italia. Sui voli interni raramente si sentono i connazionali applaudire. Ma all’estero no! All’estero si applaude sempre, come per dire “ecco, gli italiani (e il loro carico di idiozia) sono arrivati!”. Più viaggio, più radico una profonda convinzione: all’estero sono più furbi di noi perché ci fanno credere di essere noi i più furbi. Non a caso, appena arriviamo ci sentiamo la musica di Al Bano alla radio. Benvenuti.

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    Dopo un quarto d’ora abbiamo già la macchina. Nonostante numerose difficoltà, riusciamo a prendere alla TC Location, una ford Fiesta 1.3 diesel nera, con tanto di navigatrice satellitare. Cifra? 330 fiorini, che divisa per 5 (persone) e 4 (giorni) fa circa 16 fiorini e rotti al giorno. Affrontata adeguatamente la questione, ci siamo persuasi a noleggiare il Fiestino, nonostante il costo. E si sarà rivelata una grande mossa, in vista dei numerosi luoghi che avremmo di lì a poco visitato e che sarebbero costati una fortuna, avvalendosi in alternativa dei mezzi pubblici. Senza contare la meraviglia di alzarsi quando ci pare, senza essere vincolati da nessun orario e la tanto gradita (non solo alle femminucce) possibilità di utilizzare la macchina come punto logistico per le vettovaglie varie. Mi sento come Hannibal Smith, adoro i piani ben riusciti.

    E’ l’una circa, Vera arriva intorno alle 4. Abbiamo 3 ore e partiamo in perlustrazione. Inseriamo nel navigatore il paese più vicino, La Luvriere. E via. Questo primo impatto con la Vallonia è ampiamente positivo: c’è un verde stupendo, la strada attraversa la pianura e i paesi sono ordinati come si immagina. Arriviamo in centro e decidiamo di brindare con la prima birretta. Finiamo inconsapevolmente in un posto abbastanza insolito: il Palace de la Bier. Difficile da rendere a parole. Per chi è delle mie parti posso paragonare questo bar alla fusione tra il circolo ARCI, il Tabacchi Duilio, il Bar Igea ed il mitico Bar Italia di san Giovanni. Alcuni motociclisti, un fumatore di sigari, un odore acre ed un tizio che blatera qualcosa in fiammingo mentre faccio la pipì sono le immagini che ricordo.

    imageTorniamo a Charleroi. Arriva Vera. Baci e abbracci e una certa soddisfazione nel dirle “avanti, ‘nchiana (Sali! ndr)!”. Contattiamo Cemmy, la quale attraverso drfloyd84 (? – mistero irrisolto su chi fosse costui) ci manda le coordinate da raggiungere. Vera battezza la nostra navigatrice Moana, per via del modo suadente col quale ci comunica (e lo avrà fatto centinaia di volte) “alla rotonda prendi la teeeeerza uscita”.

    Partiamo alla volta di Louvain La Neuve. Svoltata l’ultima curva, vediamo una persona curiosamente arancione saltellare come una scellerata. E’Cemmy che ci aspetta al parcheggio. Baci e abbracci ed una certa soddisfazione nel dirle “Eccoci qui, promessa mantenuta”.

    Louvain la Neuve è una Città – Campus. Nasce negli anni 70 con i primi insediamenti Valloni, a seguito della migrazione di questi dalla vecchia, tuttora esistente, Louvain (i fiamminghi sono gente abbastanza agitata, vedi la storia recente del Belgio per approfondimenti). Popolata in stragrande maggioranza da studenti, offre tutti i servizi necessari e una qualità della vita molto apprezzata dal giovane degli anni zero. Divertimento e relazioni sono impossibili da evitare, perché tutta la cittadina respira quest’aria di gioventù. Ma sa conciliare anche la produttività di un’ottima università, dal momento che, quando è il momento di studiare, le attività alcol-ricreative cessano per tutti. Ho fatto mia la definizione di Giancarlo (un simpatico pesarese amico di Cemmy che ricorderò per le sue acute e ciniche analisi della realtà): Louvain la Neuve è Legoland. Non solo per la conformazione architettonica, i palazzi tutti uguali di mattoncini chiari, ma anche per questo senso di giocosa devastazione che pervade il visitatore dopo qualche giorno di permanenza. Vi ricordate che bello distruggere i Lego? Come non sia esploso tutto, non si sa. So solo che non ho mai visto tanta birra tutta insieme.

    Dedichiamo il resto del pomeriggio ad organizzarci. Cemmy ci ha trovato alloggio all’interno del Kot Erasmus, ovvero una struttura preposta all’accoglienza dei neo arrivati studenti, in attesa che questi trovino una sistemazione. Abbiamo un letto a castello e due materassi. Poco male, ci arrangiamo. Mi tocca comprare un sacco a pelo, non ho lenzuola. Scelta compatta, amica e sincera. Mai partire senza …

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    Il Kot Erasmus è sede di molte attività organizzate dagli studenti, in particolare feste ed escursioni. Ha un salone ed una cucina comune, perennemente infestati da ogni genere di sterminio,a giudicare dai relitti umani che russano sui divani al nostro arrivo. A tratti ci si sente in una discarica, ma i lati negativi (la monnezza ovunque e la mancanza di igiene) sono ampiamente compensati dal clima di accoglienza che troviamo. I ragazzi ci fanno sentire come a casa nostra. O meglio, quella è la casa di tutti … E quindi anche la nostra. Di fronte c’è un bellissimo campo da basket, sede di incursioni notturne con la palla a spicchi. Succede che la notte, tutti storti, ci si lanci in meravigliosi “uno contro uno” segnando dalla media, su un piede solo, con una mano sola, ed irridendo con una certa goduria il “tanto non segni” che mi arriva dalla regia… solo retina!

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    clip_image006Fa buio tardi. Alle 8 di sera siamo in riva al lago (si, c’è anche il laghetto coi cigni e le paperette) con due birre e un sacchetto di patatine rosse. Facciamo conoscenza con la birra Chouffe, ovvero la birra dello gnomo a pecora, la quale non sarà avara di soddisfazioni per i giorni successivi. Eletta birretta diletta. Compriamo anche una cassa di 24 Jupiler, l’equivalente della nostra Birra Messina, per popolarità ed economicità. Pensate: si compra la cassa e si spendono circa 9 euro, si riportano indietro le bottiglie vuote e il supermarket (non necessariamente quello dove si è acquistata) dà un buono di 4,50 euro. Incredibile. Ecco come si fa la differenziata qui…

    La serata prevede cenetta in compagnia. Le ragazze arrangiano pasta ai frutti di mare surgelati. Buona. Conosciamo tutta la combriccola degli amici di Cemmy, molto socievoli ed ospitali. La birra è già in circolo da ore, mi viene attribuito il ruolo di “stappatore ufficiale con l’accendino” dell’intero Kot Erasmus mentre Sere manda in delirio i pugliesi intenti a devastarsi peggio di noi: <<quello non è “l’apritore”, è l’usciere!>> alludendo ad uno di loro che si dilettava ad aprire e chiudere la porta a tutti da 20 minuti … Ecco come nascono i soprannomi che ti restano a vita.

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    Da notare che tutte le persone con cui comunichi si presentano con gentilezza: ti stringono la mano i ragazzi, ti danno un bacio le ragazze. Questa cordialità finisce per creare un ambiente fantastico, in cui ci si sente veramente accolti. Per un attimo mi sento al Borgo di Milazzo, perché passo da un gruppetto all’altro, come se fossimo tutti amici da settimane.

    Alla frutta. Siamo finiti per brindare con le linguine ai frutti di mare invece che con le bottiglie…

    La deriva alcolica è abituale da queste parti, come del resto l’usanza di fare la pipì ovunque.

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    Cemmy narra della leggenda dei Cercles, questi clubhouse dove i ragazzi si bevono l’anima a ritmo di musica abbastanza trash, la birra vola, si fa la pipì sui muri, il tutto in un microclima subtropicale che condensa il sudore sulle pareti. Ti servono stivali e jeans da guerra per entrarci, perché si crea per terra un misto di pipì, birra ed altre cose a cui non voglio pensare. Ho notato scarpe e jeans abbandonati fuori dalle stanze.. Sono talmente sporchi che i ragazzi li lasciano proprio fuori dalla porta. “E’ l’esercito del sert” - penso io citando Vasco Brondi… Ma è un’usanza radicata: chi mette piede a Louven la Neuve, ci deve andare.

    La serata finisce con un super panino pieno di qualsiasi cosa, un concertino di spagnoli chitarra e pentole (Qualcuno dice “Cavolo, c’è Roberto Pino pure qui!”) più la conoscenza del buon Fabio e di una sua amica olandese. Ricordo di essermi addormentato sorridendo.

    May 09

    10 anni

    Sono passati 10 anni, una vita

     

    ce la racconteremo

     

     

     

     

     

    adesso l’apparecchio ce l’hai tu

    è stato difficile baciarti per la prima volta con lui

    ma è stato un gran primo bacio

     

     

     

     

    al secondo c’erano già i fuochi artificiali

     

     

     

     

    on air: dave matthews band

    May 07

    Cominciando dalla fine

    Sono andato via in punta di piedi

    Un abbraccio e un bacio silenzioso

    Poi di nuovo occhi chiusi, come la porta dietro di me

     

     

     

     

     

    Gioia, Lacrime ed io, soltanto io, col mio maledetto silenzio.

     

     

     

    Di nuovo divisi, giusto così. E’ stato bello, ve lo racconterò a modo mio.

    prato rotterdam bn

     

     

    Indicazioni stradali per Rotterdam, Paesi Bassi

    2.341 km – circa 23 ore 25 min

    April 27

    It’s Complicated

    di Pietromaria Costamagna * Tratto da Subway – I-Juke Box letterari

    Sara Valente aggiungi, Marco Donati aggiungi, Federica Benemonti aggiungi, Teresa Franzoli.. Teresa Franzoli ce ne sono due, entrambe senza foto e nemmeno un amico in comune. Massì aggiungiamole tutte e due.Vediamo le friend request. Accetta Sara, accetta Valeria, accetta Fabio, accetta Benedetta? Non ci vediamo dai tempi delle medie, non è che me la ricordo sto gran pezzo di ragazza, e poi nella foto del profilo non si capisce se è rimasta fedele alle origini o se.. vabbè accettiamola, butto un occhio alle foto poi al massimo la cancello. Accetto Marco, Laura, accetto Riccardo? Ecco parliamo un attimo di Riccardo, un altro compagno delle elementari. Da quando è esplosa questa cosa degli ex-compagni è venuto fuori di tutto. Io non mi ritengo un purista di Facebook, per carità, anche se sono stato uno fra i primi ad averlo ed è per questo che utilizzo ancora la maggior parte dei nomi delle funzioni e dei tasti in inglese, ma ci manca poco che diventi amico pure del bidello. Non ho mai sopportato Riccardo, l’ho sempre ritenuto un babbo e anche adesso non sembra smentirsi, guarda che faccia da coglione! Però ho già accettato gli altri ex della classe Luigi, Erica, Marco, Luca, se non lo accetto poi ci rimane male. Lo so che non ha senso preoccuparsene visto che non ci parlo da sempre, ma lui mi ha mandato una richiesta d’amicizia, come faccio a ignorarlo? Come si fa a ignorare una richiesta d’amicizia? Come si fa a dire di no ad uno che ti chiede “vuoi essere mio amico?”. Voglio dire, da piccoli un rifiuto del genere sarebbe stato comprensibile, perché i bambini, si sa, sanno essere molto crudeli. Ma adesso perdio siamo adulti, o no? Accetta.
    438 amici, buono. Questo Facebook è davvero bello.
    Certamente bisogna saperlo gestire altrimenti ne esci scemo. Io ad esempio evito tutte quelle applicazioni stupide che adesso impazzano ma che fino a un anno fa sarebbero state intollerabili. Scopri chi ti ha votato come l’amico migliore, quello più carino, quello più intelligente, guarda chi visita il tuo profilo, quanto tempo ci spende, insomma cazzate del genere. Anche gli inviti a partecipare alle cause o ai gruppi sono una palla al piede. Partecipa alla giornata contro il surriscaldamento globale (l’ho accettato perché me l’ha inviata una mia amica che lavora per Greenpeace e mi sarebbe spiaciuto se avesse pensato che non me ne importava niente dell’ambiente), contro la violenza sulle donne (questo l’ho accettato perché ho un sacco di amiche su FB e mi è sembrato carino), via la mafia da Facebook (a questo gruppo ho partecipato perché effettivamente è giusto), ecc.. In alcuni casi la scelta è più facile, come quando c’era da supportare Obama o Saviano. Come si fa a non supportare Obama o Saviano? Tanto non costa nulla. Poi ci sono casi difficilissimi, come quello di Eluana. Brutta faccenda davvero. Molti amici avevano partecipato al gruppo che era a favore della sua morte, altri invece, pochi ma buoni, a quello che sosteneva per lasciarla in vita. In quel caso ho dovuto ignorare entrambi per non aprire infinite discussioni e per non creare malcontenti. E poi su una questione così delicata chi è che ha ragione e chi ha torto?
    Sicuramente FB negli ultimi tempi è cambiato molto, adesso ci sono cani e porci ed è pieno di pubblicità o qualcosa che le assomiglia. Ma se per questo anche la chat e la nuova interfaccia quando furono introdotti non riuscivo a sopportarli. Nella chat ogni volta che qualcuno ti scrive un messaggio si sente un “pop” che mi ricorda lo stappo del Tavernello, quello della pubblicità. Non lo potevo soffrire! Ora invece ci sono abituato e anzi, mi è diventato familiare. Un po’ come la suoneria Nokia, quella che fa ti-di-di-di ti-di-di-di ti-di-di-diiii.
    Ma la cosa che rende bellissimo FB è la facilità con cui puoi baccagliare le tipe, una vera manna da questo punto di vista. Tra le ex e le nuove amiche c’è un gran da fare, non riesco a resistere alla tentazione di fare un po’ il simpatico, il romantico, o il consolatore di cuore infranti. Metti un commento divertente qui, posta il video di una canzone d’amore sul wall (l’altro giorno ho postato quello di Vinicio Capossela “Ovunque proteggi” che era la “nostra canzone” quando stavo con Marica, lei poi mi ha scritto un messaggio privato chiedendomi come stavo, era da un sacco che non ci sentivamo), chatta con questa, chiedi come sta quest’altra (settimana scorsa una mia amica, Federica, ha scritto nella tag del profilo che era a pezzi allora le ho domandato cosa c’era che non andava e lei mi ha detto che si era appena lasciata con il tipo con cui stava da 3 anni, ma io non lo sapevo perché nel suo status aveva ancora “in a relationship” o “impegnata” che dir si voglia). Fare colpo su una ragazza, l’approccio e queste cose qua sono completamente cambiati rispetto a qualche anno fa.
    La chat ha preso il posto del bancone del bar, il wall si è sostituito alla pista da ballo e per lanciare messaggi trasversali di interessamento non si usa più confabulare nell'orecchio dell'amico tenendo lo sguardo posato su una ragazza dall'altro lato della strada ma si scrive qualche frase ambigua nella tag. E si suda di meno. Eviti le battute acide dell'amica bruttina e gelosa, le minacce degli altri contendenti, i silenzi imbarazzanti e ti risparmi i soldi dei messaggi dal cellulare. Non ti devi preoccupare se tenere le braccia conserte o lungo i fianchi con le mani infilate nelle tasche a nascondere le dita che si attorcigliano, se guardarla dritto negli occhi senza distogliere mai lo sguardo o se conviene darsi un pò di arie volgendo ogni tanto l'attenzione verso un punto qualsiasi come se da esso dovesse spuntare qualcosa o qualcuno di più interessante. 
    Io comunque sono impegnato, si intende, e voglio davvero molto bene a Flavia, la mia ragazza. Però se capita, capita.
    Ieri sera appunto è capitato, con Alessia. E’ una mia compagna di università, tanto figa quanto stupida. L’avevo adocchiata subito durante le prime lezioni del corso di Matematica Generale, poi un giorno mi sono seduto di fianco a lei. Abbiamo cominciato a sederci sempre vicini a lezione, a prendere il caffè assieme durante le pause fra una lezione e l’altra e poi, siccome in matematica me la cavo bene, ho lasciato che mi chiedesse di spiegarle quello che non capiva. Praticamente tutto. Figuriamoci che avevo impiegato un pomeriggio intero per farle capire come si scompone un'equazione di secondo grado. Poi siamo diventati amici su FB, ho detto tutto. 
    Alla fine ieri, a due giorni dal primo compitino di Matematica mi ha chiesto di andare a casa sua per studiare. Di sera.
    Ecco a parlar del diavolo spuntano le corna anzi una notifica. Alessia wrote on my wall.
    Clicco sulla notifica. Ho un brutto presentimento. Il tempo di aprire il link, una frazione di secondo, mi sembra scorrere lentissimo, un lungo oleoso presente che mi riporta ai tempi della connessione con il doppino del telefono. Intanto penso che no, non può essere così stupida, e' solo una para, un brutto scherzo causato dal senso di colpa. E poi nel mio status c'è scritto chiaro e tondo "in a relationship with Flavia Rosicato". Non può non averlo visto. Forse mi ha scritto qualcosa dell'esame di domani, degli esercizi che avremmo dovuto fare o meglio che le avrei dovuto spiegare. Forse mi ha scritto che..
    La pagina è cambiata. Sbatto il naso contro un muro di parole. Tre semplici parole. "E' stato bellissimo".
    I miei occhi scorrono con la rotellina del mouse su e giù per la pagina alla ricerca di un insulto, una domanda inquisitoria o una battuta sarcastica (alla faccia del libro!) di Flavia in risposta a quella bestemmia urlata in chiesa. Niente. E' stato bellissimo. Bellissimo cosa!?
    Il mio cervello incomincia a elaborare alibi, bugie, scuse plausibili, ripercorro le frasi dette, gli orari, attraverso tutti i possibili incroci di casualità di eventi o parole che potrebbero salvarmi. Bellissimo Cosa?
    Ho bisogno di tempo. Flavia è già sveglia, ha già acceso il computer e si è già connessa a FB. E' la prima cosa che fa al mattino. La seconda è cambiare la tag, ogni giorno una nuova, e poi, la terza cosa che fa, è mettersi in chat e scrivermi "buongiorno piccolo dormito bene?".
    Ma non è in chat e la frase è rimasta quella del giorno prima. Sicuramente avrà già visto il commento di quella pazza, posso provare a cancellarlo ma tanto non servirebbe a nulla, si sarà già sparso per i sette continenti del mio network. Eppure non mi ha chiamato. Forse perchè sta venendo qua a spaccarmi la faccia. Bellissimo cosa?
    Devo mantenere il controllo. Potrei giocare d'anticipo bluffando, con un post sfacciato che confonda le acque e faccia pensare a qualche cosa d'altro. Potrei scrivere "lololol..sì è troppo vero!". Forse è meglio aggiungere un altro punto esclamativo e mettere lol in maiuscolo. Sì, potrebbe funzionare. Ma devo anche chiamare Alessia e dirle che se si azzarda a scrivere qualcos’altro potrei anche..
    Un messaggio privato in posta. E’ Flavia.
    Bellissimo cosa?

     

     

     

     

    Racconto Finalista…incrociamo le dita per il grande Pietromaria

     

     

    Sto partendo per il Belgio scelerato con 4 ragazze e una macchina a noleggio. operazione Zuzzatour III cominciata.

    April 14

    Pasquetta 2009

     

     

     

    un grandissimo pomeriggio giovani, cominciato così…

     

     

    e finito in un malditestaformatofamiglia :)

     

    PS: voglio le scarpe del gran fuso protagonista

    April 13

    Vid Spilum

     
    Sigur Ros - Við spilum endalaust - A Take Away Show from La Blogotheque on Vimeo.

     

     

     

     

     

    E’ giusto non capirci niente

    April 08

    ?

     

    Le notizie giungono così, di terza mano.

    E la verità è che qui l’errore è solo e soltanto mio. Quale forza governa il tutto.

    Dove lei è, io non devo essere. Quante volte dovrò ancora dirmelo.

    Non pensare troppo, la vita va così. Sono solo cicatrici. E cose da ubriachi delle 2 di notte.

    April 07

    I misteriosi disegni del cielo 3

    Anche il muro ricorda gli eventi di questi giorni.

    foto

    Sto dormendo, suona la sveglia, la tv lasciata accesa la sera prima non suona, nè canta. Parla. Le voci sono serie, gravi, cupe. Realizzo quello che sta succedendo solo quando ho la forza di aprire gli occhi. E’ vero, è la distruzione, ma non sappiamo bene ancora niente.

    Penso a Fabio, gli telefono: niente. Mando un messaggio a suo fratello. Risponde: sta bene. Sollievo e sgomento.

    Leggo che qualcuno aveva previsto tutto. Certo, anche prevedendo, cosa si può fare? La realtà della circostanza è complessa. Ma alla gente la possibilità di capire è dovuta.

    Ora non lo posso leggere più, il ricercatore è stato rimosso dalla cronaca. Che non se ne parli, mi raccomando. Così la realtà sarà più chiara: è stata una tragedia, nulla si poteva fare.

     

    terremoto

    Allora è tempo di non pensare a niente e scavare.

    E’ tempo di ricominciare.

     

     

     

     

    Solidarietà.

    Foto tratte da corriere.it

    April 04

    Grazie Taddeuro!

    Adesso nel mondo c’è un quadro con la mia faccia dentro!

    Grazie a Taddeuro per il dipinto, mi sento un barone siculo-prussiano.

    io taddeo

    Visitate questo bel blog!